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"Fare un'allestimento non è fare una semplice vetrina, è molto di più che decorare un negozio. Qualsiasi allestimento si basa sul tentativo di costruire un mondo differente dalla realtà, in una dimensione che sconfina nell'onirico."
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 vetrine natale 2007
Rosso, bianco e argento: è il Natale 2007 Intervista a Ferruccio Laviani che ha firmato l'allestimento
Il Natale 2007 di De Padova riscopre i colori tradizionali: il bianco, il rosso e l'argento. E' Ferruccio Laviani che quest'anno ha ideato l'allestimento dello showroom di corso Venezia. Ed è a Laviani che chiediamo di raccontare del vetrine che ha realizzato. "Mi sono ispirato ad una sorta di "impaginazione grafica", molto semplice e pulita. L'idea è di mantenere il gusto natalizio coniugandolo ad un tipo di stile che definirei scandinavo, come nella migliore tradizione De Padova, che è stato il primo negozio ad introdurre il design del nord Europa in Italia. Si tratta di una serie di oggettistica, poiché l'azienda ha sempre dimostrato una grande attenzione non solo per i mobili ma anche per gli accessori della casa. Ho deciso quindi di basarmi su questi oggetti rossi, dal gusto scandinavo, per un insieme leggero e non aggressivo, che non togliesse l'attenzione dei clienti dallo showroom e dai prodotti al suo interno. Inoltre sono convinto che le cose più belle sono sempre quelle più semplici e mai invasive, come ci ha sempre insegnato lo stile De Padova." Quale affinità c'è tra allestimento e scenografia, soprattutto quella teatrale ? "Fare un'allestimento non è fare una semplice vetrina, è molto di più che decorare un negozio. Qualsiasi allestimento si basa sul tentativo di costruire un mondo differente dalla realtà, in una dimensione che sconfina nell'onirico. Si tratta di dare una fisicità ad un'idea, ad una sensazione, proprio come un sogno che diventa realtà. L'intento è quello di dare una sorta di "allure" ad uno spazio fisico, ad un ambiente perché riesca a catapultare chi lo guarda in un'altra dimensione, un altro ordine di idee, un'atmosfera diversa. In questo forse consiste soprattutto la più grande analogia tra allestimento e scenografia, nella sensazione di straniamento che può dare." Lei è stato un allievo di Castiglioni e Castiglioni per De Padova ha fatto allestimenti indimenticabili. "Ho incontrato per la prima volta Achille quando avevo sedici anni a Cremona. Poi di nuovo quando lavoravo allo studio De Lucchi, fino al 1991. E infine proprio qui, per De Padova. Nel 1997 ho lavorato con lui due volte: nell'allestimento della mostra dedicata a Giò Ponti e Vico Magistretti e nella rassegna ad Abitare il Tempo di Verona, inseme a Sottsass e Branzi. Con Castiglioni sento un debito di riconoscenza particolare per quanto mi ha insegnato nell'allestimento. Lui riusciva a fare grandi cose, anche senza il ricorso a grandi budget, proprio perché la sua parola d'ordine era la semplicità. L'insegnamento forse più importante di Achille – lo vedo anche per i giovani designers che incontro nel mio studio- sta proprio nella concretezza che riusciva a mettere in ogni suo progetto. Concretezza, semplicità e quindi efficacia, in questo stava la forza del suo lavoro, ed è questa la sua più grande lezione a cui oggi cerco di ispirarmi nel mio lavoro."
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Immagini
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