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Siamo andati a trovare il "signor Braun" nella sua casa a Kronberg.




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Dieter Rams
Dieter Rams
Dieter Rams
Intervista

“Less but better”, la sua filosofia

di Federica Wezel  

Kronberg, villaggio nei dintorni di Francoforte, dove vive il grande vecchio del design germanico: Dieter Rams, 72 anni.
Intorno una rigogliosa campagna e giganteschi ventilatori per la produzione di energia eolica, o così almeno sembra. Un bel cambiamento rispetto alla giungla di Milano.
Due ore di macchina per arrivare al vecchio villaggio della Braun. Kronberg viene chiamato così perché, oltre alla sede della fabbrica tedesca, ne ha ospitato per lungo tempo anche gli operai e i dirigenti. L'impressione è quella di un angolo di mondo tranquillo.
Le case sono quelle tipiche della montagna: tetti spioventi e facciate con le travi a vista, dipinte con colori squillanti.
Ogni casa ha un giardino e quasi in ogni giardino c'è un melo, insieme a giochi per bambini.
La casa di Dieter Rams è su una collina, in un quartiere residenziale che confina con un bosco pieno di more.
L'uomo con i capelli bianchi che apre la porta è proprio il designer.
Ha una casa che funge da museo per i suoi oggetti. Forse Dieter Rams è uno dei pochi designer a vivere tra le proprie creazioni. Lui dice che è l'unico modo di capire i loro limiti.
Lo studio: una grande stanza bianca che si affaccia su un piccolo giardino alla giapponese.
Una parete è interamente coperta dalla sua famosa libreria, la 606, fitta di libri e pubblicazioni di architettura.
Sull'altra troneggia il primo impianto hi-fi da muro, ovviamente progettato da lui, e prodotto dalla Braun. Pur essendo datato anni '60, sorprendentemente funziona benissimo.
Rams parla del design. Anzi del "good design".
Racconta di come si è impossessato della frase "Less is more" di Mies van Der Rohe personalizzandola in "Less but better", di come un oggetto debba essere il più neutro possibile. E anche non invasivo. "Come un maggiordomo inglese, sempre presente al bisogno ma completamente invisibile il resto del tempo". Colpisce il termine che spesso usa riferito a un oggetto: onesto. Come se il design fosse una questione di morale.
Parla della sua famosa libreria, la 606. Spiega di come l'abbia progettata nel '60 avendo in mente un progetto fluido, la possibilità di continuare ad aggiungere moduli senza snaturare il disegno originale. "Una libreria deve essere neutra, la vita viene dai libri che ci sono dentro". Continua dicendo che ancora oggi a 40 anni di distanza non vede ragione di modificare il disegno originale. A parte migliorare le tecnologie.
Lui l'ha veramente messa alla prova. Infatti ci mostra una cucina interamente costruita con i moduli della 606. E la stanza degli ospiti dove troviamo la versione in legno.
Racconta di come, negli anni '80, sia stato contattato da Maddalena De Padova che ne voleva fare una versione completamente in alluminio e di come i suoi bravissimi tecnici siano stati in grado di risolvere tutti i problemi. Non a caso nel negozio di corso Venezia la libreria è spesso in vetrina, leggera ed elegantissima.
Ma "mister Braun" ha molto altro da raccontare, visto che ha lavorato per 40 anni nell'azienda omonima, ed è riuscito a creare uno stile riconoscibile: dalle sveglie ai frullatori.
"La vera differenza la fanno gli imprenditori, abbiamo bisogno di persone che si assumano dei rischi, altrimenti non avremo più niente di innovativo".
Spiega, con un pizzico di nostalgia, di un tempo in cui alla Braun, come all'Olivetti, si scommetteva sulla ricerca e su un'idea. Ricorda come l'obbiettivo di queste aziende fosse di creare cose funzionali, belle, ma soprattutto comprabili dalla maggioranza delle persone. Proprio come diceva anche Charles Eames.
Rams però è feroce con le nuove leve del design, colpevoli di ricercare la novità spettacolare, di puntare sul facile sensazionalismo cambiando solo un particolare. E' completamente d'accordo con i discorsi di Castiglioni e Magistretti in proposito.
Rams ci offre un bicchiere di vino fresco e ci fa fare un ultimo giro della casa. Spiega che sua moglie, fotografa, avrebbe molto apprezzato il fatto che le riprese siano state fatte senza luce artificiale.
Ancora una volta: "Less but better". Quello che conta è la semplicità bella.


Video
[606] di Dieter Rams



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