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 Gardenia aprile 2007
Gardenia aprile 2007 Questione di stile
Maddalena De Padova ha sempre avuto le idee chiare. Sin da bambina. Se qualcosa non le piaceva, si ribellava, o trovava la chiave per trasformarla. Non le piaceva la vista dalla sua scrivania, a Barzio, in Valsassina, dove ha trascorso l'infanzia e dove, ancora oggi, va, appena può. Invece di studiare sui libri, studiava la soluzione per migliorare la sua camera: «Avrò avuto 10 anni. Mi piaceva una cosa in quella stanza, un vaso di ceramica, dimenticato in un angolo. Sono scesa in giardino, ho tagliato rami d'acero, ho creato un paravento di foglie rosse che ha cambiato lo scenario attorno a me». Nella vita di Maddalena De Padova non c'è posto per cose inutili. Bellezza e funzionalità, in un rapporto di continua armonia, sono alla base di ogni sua scelta. Fiori e piante non mancano mai. Ovunque sta, a casa, in showroom, in negozio, inserisce un pezzo di natura. Presa dove capita, dalla bancarella per strada al negozio di zona. Lo spunto parte dal colore, che deve dialogare con l'arredo; può essere un cuscino, un tappeto, la trama di un tessuto. Il bianco funziona sempre, porta luce, anche di sera. Arancio, il colore della giovialità, e verde acido sono i preferiti. Ama piante poco appariscenti, con foglie piccole, fiori spontanei, com'è la sua natura: la Matricaria chamomilla, i Phlox, la Bouvardia. O le vecchie rose inglesi da giardino, la Rosa rubiginosa e la Rosa Filipes Kiftsgate. Sempre bianche. In vasi di vetro trasparente, di varie forme e misure, i fiori devono sembrare appena raccolti. Destinazione migliore per foglie e bacche di stagione, invece, sono i cesti, soprattutto Shaker, essenziali, naturali, armoniosi. Maddalena De Padova ha coltivato il suo modo di vedere, nutrendo un'insaziabile curiosità. Incontri, viaggi, avventure, una naturale avversione per gli schemi e un forte desiderio di libertà sono gli elementi del suo stile. Nei suoi ricordi il contatto con la natura non manca mai: «Mio marito Fernando e io partivamo in macchina per andare al Nord. In quegli anni c'era sempre la nebbia a Milano, ma come uscivamo dal tunnel del San Gottardo, entravamo nel sole, in mezzo ai boschi. Viaggiavamo senza fretta, fermandoci a far due passi nelle pinete, a riposarci nei prati. Il respiro della natura mi fa sentire libera». La luce e gli spazi del Nord sono la culla della prima grande scoperta. I De Padova tornano da Copenhagen con una libreria, un tavolo e un divano. Con il design danese, semplice, essenziale, pulito, arriva a Milano un nuovo modo di vivere. Che Maddalena De Padova espone nella piccola vetrina di via Montenapoleone, come fosse un pezzo di casa. Vende uno stile di vita che fa subito presa. Conosce Charles e Ray Eames, i mobili della Herman Miller, fonda l'azienda ICF per produrre in Italia il modern design d'oltreoceano. Dell'incontro con Eames conserva il ricordo più bello, a spasso in un bosco di eucalipti. Quel profumo, come le madelines di Proust, le restituisce la brillantezza di grandi menti che hanno inseminato la sua, rinvigorito la voglia di fare, anche quando il destino sembrava avverso. Perde il marito, prende in mano l'azienda, che con lei evolve. Decide di produrre mobili italiani. Conosce il secondo uomo della sua vita: Vico Magistretti. La ricerca della semplicità, nelle sue architetture e negli oggetti che disegna, diventa un concept di vita. Lavorare in coppia le è congeniale, un continuo scambio da cui fioriscono idee, nuovi modi, nuovi stili, che, con energia e carisma, lei trasferisce ai collaboratori. «Per noi è una grande scuola di stile», raccontano le sue flower designers, Paola e Daniela: «Apprezziamo il suo entusiasmo e la sua naturale sensibilità nell'abbinare i colori. Per le composizioni floreali di casa e negozio utilizziamo fiori come cosmos, aquilegia, astranzia, Tanacetum, mescolati a erbe che un tempo crescevano insieme alle messi ma che i diserbanti hanno confinato lungo i bordi dei campi». Un modo di essere che si esprime nella casa. Luminosa e lineare come il giardino che la racchiude. Ogni stanza s'affaccia sul giardino. Al pian terreno i davanzali sono colmi di piante, una quinta che in primavera, quando le rose saranno fiorite, s'aprirà sull'esterno. Vicino all'ingresso, il tavolo Quadrato De Padova, per appoggiare libri, posta, chiavi. Di fianco, un gemello, per i pasti vista giardino, o d'inverno, verso il camino. Parallelo all'ingresso, il salotto ospita comode conversazioni sul divano Raffles di Vico Magistretti; dall'altro lato, c'è la cucina piccola e funzionale che s'affaccia sul verde variegato di pittospori e corbezzoli. Al primo piano, le fronde degli alberi, i petali candidi e carnosi della Magnolia grandiflora, quelli piccoli, rosa intenso dell'albero di Giuda, portano in casa il fresco respiro delle stagioni che cambiano. La camera da letto è un cubo bianco che assorbe il verde del viburno e di un alloro svettante, che crescono in vaso, sul terrazzo. Dalla grande scrivania Vidun, sempre di Magistretti, dalla palestra, e dalla camera attigua, l'occhio affonda nel verde: «Il giardino lo guardo sempre. Quando mangio, quando telefono, quando mi sveglio al mattino. Dall'esterno lo vivo poco. Non faccio giardinaggio ma seguo attentamente e so cosa voglio», commenta immersa tra le mura bianche di casa. Ha voluto il canapé di rose rampicanti, gialle, rosa e bianche. Ha voluto potare il glicine che oscurava il salotto al piano terra. Ha voluto la vite canadese e le edere, Hedera hibernica Gracilis e H. helix Anna Marie. Ortensie blu e viola. Nandina. Affinché ogni stagione porti i suoi frutti.
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Immagini
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 Gardenia 2 |
 Gardenia 3 |
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